Quattro i vincitori del Canto per la pace
(La Guida)

18 settembre 1998

Cuneo – Sono quattro le canzoni vincitrici del concorso musicale “Canto la pace” che fa parte degli eventi ufficiali dei festeggiamenti degli 800 anni della città.
Il concorso è stato vinti dalla canzone “La notte” dei Btk di Gorizia a cui va il premio offerto dall’Amministrazione provinciale, la seconda classificata è “Bossa-Bossi” dei Fuso Orario di Torino premiata dall’Amministrazione comunale di Cuneo, e le terze classificate ex-aequo sono “Quante belle parole” del gruppo musicale Eirene e “Mo’ L’Omme” degli Zaum di Napoli, premiati dall’Amministrazione comunale di Borgo San Dalmazzo e dal Comitato Interculturale.
Le 661 canzoni partecipanti sono arrivate alla Zabum Uno che fornisce il supporto tecnico al concorso promosso dal Comitato Interculturale sorto per la valorizzazione del patrimonio storico culturale cuneese.
Le canzoni saranno premiate e la prima eseguita prima del concerto al Palasport di San Rocco Castagneretta di Francesco Guccini, che sarà probabilmente presente anche alla Carovana nel pomeriggio, che parte da Borgo per raggiungere piazza Galimberti a Cuneo.
Le canzoni presentate si ispirano tutte ai valori di libertà, solidarietà, incontro tra i popoli e sono una condanna chiara a ogni forma di violenza, razzismo, odio, sopruso e discriminazione.
Il Comitato Interculturale, sorto per la valorizzazione del patrimonio storico-culturale cuneese con l’adesione di diverse associazioni e club, ha proposto il concorso partendo dall’insegnamento della nostra storia.

Massimiliano Cavallo

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Cant’Autori, quattro finalisti e pubblico in delirio per Teresa De Sio (Il Messaggero)

O5 agosto 2002

Si è conclusa, a Silvi, la manifestazione Cant’Autori 2002. La giuria, presieduta da Mario Castelnuovo e composta daNicola Sisto, autore Rai (“Alla falde del Kilimangiaro”); Ernesto De Pascale, giornalista musicale e ideatore del Premio “Ciampi”; Paola Piaccitelli, giornalista del mensile “L’isola che non c’er” e Gaetano Pisciella, presidente Arci di Teramo, ha votato i quattro migliori finalisti del Cant’Autori 2002. Si tratta di Marco Giacomozzi (Padova) e Barbara di Prospero (Firenze) che si sono esibiti nel corso della prima serata. Tra i sei finalisti in gara nella seconda serata, la giuria ha scelto Eirene (Catania) e Teka “P” (Milano). Il Premio Critica della Siae è andato a Barbara di Prospero. I quattro finalisti hanno registrato un cd live che sarà distribuito dall’Arci.
Anche quest’anno la manifestazione è stata seguita con molta attenzione dal pubblico, che numeroso ha affollato piazza dei Pini a Silvi Marina. Molto applauditi i concerti degli ospiti delle tre serate: Claudia Fofi, vincitrice del Premio Ciampi; gli Archinuè, acclamati dal Premio Critica “Mia Martini” all’ultimo Festival di Sanremo; Giorgio Conte, che ha incantato il pubblico con le melodie ricche di sonorità swing e con la sua ironia sottile, e Teresa De Sio, che a Silvi è tornata dopo il suo concerto di quattro anni fa e anche allora ospite del Cant’Autori.
Alla fase finale delle selezioni d’area dell’Arci sono arrivati dodici concorrenti che hanno presentato in gara due brani del loro repertorio. Molto soddisfatto il direttore artistico Mario Castelnuovo, che si augura un lungo futuro per la manifestazione di Silvi, dove i giovani cantautori in cerca di successo cantano, rigorosamente dal vivo e incontrano una importante possibilità di esibirsi.

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Cant’Autori, un successo
(Il Tempo)

O6 agosto 2002

Silvi – Archiviata l’edizione 2002, la macchina organizzativa si è data appuntamento a settembre presso la Provincia di Teramo per trovare la giusta strada del futuro. Perché il Cant’Autori non può e non deve morire, è necessario continuare ad offrire a tanti giovani un sogno. L’impegno è arrivato direttamente dall’Assessore Provinciale alla Cultura, Leonardo Di Donato, che ha raccolto l’appello dell’Arci provinciale, che dopo il taglio dei finanziamenti da parte della Regione, si preparava a chiudere definitivamente la manifestazione.
La settima edizione del Cant’Autori ha offerto uno spettacolo di grande qualità, sicuramente migliore di certe vetrine che passano nelle testate nazionali. I dodici finalisti, approdati a Silvi attraverso le selezioni d’area delle Arci di tutta Italia, hanno presentato una produzione di grande qualità. La giuria, presieduta da Mario Castelnuovo, ha decretato il successo per quattro concorrenti: Eirene (Catania), Marco Giacomozzi (Padova), Barbara di Prospero (Firenze) e Teka P (Milano). Molto soddisfatto il direttore artistico Mario Castelnuovo.

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La sostenibile leggerezza d’essere consapevoli
(L’isola che non c’era)

27 ottobre 2002

La manifestazione Cant’Autori, desiderata sette anni fa da Umberto Bindi, anche stavolta si è tenuta a Silvi Marina, sotto la direzione artistica di Mario Castelnuovo e presentata, come sempre, da Lella Carcerieri. L’anno scorso ci eravamo lasciati in modo critico ma propositivo, andando ad individuare luci ed ombre di un concorso che ha l’intento forte di sondare nel sommerso mare della giovane realtà cantautorale, muovendosi controcorrente rispetto a ben altri “edulcorati” palcoscenici, spesso votati solo al criterio d’immagine e visibilità. […] I giovani e, in molti casi, validi artisti selezionati dai comitati ARCI regionali, si sono esibiti a gruppi di sei nel corso delle prime due serate, sottoponendosi al giudizio “critico” di una manciata di giornalisti e dello stesso Castelnuovo. I quattro vincitori (due per serata), si sono poi esibiti la terza sera, concorrendo per la targa Siae.Appare sempre più strano, oggi, come si voglia confondere la volontà politica di molti (nel senso greco della parola!) con quella di pochi; il pubblico era presente numeroso e molto partecipe, sempre e soprattutto quando ad esibirsi erano le nuove proposte. […] La targa è andata di fatto alla “canzone d’autore classica” della romana Barbara Do Propspero, con un testo ben strutturato e la melodia dolce ed accattivante. Si sono distinti tuttavia il gruppo siciliano Eirene (“pace” in greco) e quello milanese dei TekaP, originali già nella scelta del nome che nella scrittura suona molto “esotico” ma è da leggersi con giusta cadenza! Entrambi cantavano nella propria lingua dialettale, con la volontà di recuperare una tradizione che affonda, in un caso, nel patrimonio letterario di Giovanni Verga con sonorità tipicamente mediterranee e nell’altro nella canzone-sketch, canzone-cabaret mescolata di jazz e blues di Nanni Svampa ed Enzo Jannacci. Di gran trasporto il veneto Marco Giacomozzi, già distintosi due anni fa al premio Tenco; simpatica e spiazzante, particolare nella scrittura del testo, è stata anche la ligure Silvia Danese. Dalle colonne del nostro giornale l’anno scorso suggerivamo agli organizzatori di inserire nel programma un momento di confronto tra gli artisti emergenti e quelli già affermati ed Ernesto de Pascale, quest’anno, ha sostenuto e rilanciato l’idea con la possibilità di creare un “laboratorio”. Lo scambio dialettico d’esperienze, sensazioni che potrebbero esserci, diventerebbe un momento in cui s’insegna a trasformare un’emozione, un’intuizione in una canzone, per offrire e spiegarne così la sua forma. I luoghi esistono, così come gli uomini e le idee per promuovere progetti che sono momenti di crescita umana e culturale reciproca, per chi li agisce e per chi ne fruisce, occorre la responsabile volontà di ognuno di noi: “Viviamo in un’epoca in cui non è per il solo fatto di essere un artista che ci disinteressiamo di tutto il resto della socialità – conclude Castelnuovo – il musicista fa benissimo a reclamare, ma mi auguro che l’uomo che sta prima del musicista reclami per quel musicista”.

Paola Piacitelli

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Sulla Compilationlive «Cant’autori 2002»
(L’isola che non c’era)

28 febbraio 2003

La musica d’autore più che “fare concerti” spesso si rifugia: gli spazi che le dimostrano stima sono rari, e pochi ci investono. Vivaddio a questi pochi prudono cocciute le mani e, all’apatia culturale che ci devasta il quotidiano, oppongono strenua e vivida resistenza. Un esempio di questo camminare nonostante tutto, lo offrono i Circoli Arci che si diramano sovversivi sul territorio e che una volta l’anno promuovono il concorso nazionale “Cant’autori”, sotto la direzione artistica di Mario Castelnuovo. La manifestazione, giunta alla settima edizione, pubblica anche quest’anno brani dei quattro artisti vincitori in un disco registrato dal vivo nella serata finale di Silvi Marina. Disco inevitabilmente antologico, quindi disomogeneo, eppure propositivo. Troviamo le scarne storie fra italiano e dialetto dei siciliani Eirene, ambientazioni di verghiana memoria a spolvero folk teatrale, ritmiche urgenti, fise e voci veraci; nell’insistenza delle corde, con Il viaggio e Nedda e laluna ci arrivano odori contadini e sentimenti forti proprio come le parole che finiscono con la “u”. Marco Giacomozzi è invece di Verona e già si era fatto vedere al Tenco nel ‘99 (Premio I.M.A.I.E.): dagli arrangiamenti raffinati con un occhio al Sudamerica, in Obrigado e Temporale la voce ricorda un certo Cammariere ed i testi descrivon quadri nella luce bianca di luna e “aria che svapora”. Poi c’è Barbara Di Prospero, che attacca ai fianchi con parole e note che rispecchiano una voce capace che non si nasconde; bello il violino scuro ne L’aurora, e in Un bel mattino quel po’ di rock s’apre e si distende. Completano il quartetto, le sgambate in dialetto milanese che le due voci dei TekaP tengono a braccia alte, intrecciandosi in bella personalità: Sgiaff è una preghiera laica che va che è una bellezza e Guardie & Ladri conferma con ironia le capacità di un gruppo in cui forse testi e vocalità si meritano qualcosa in più dagli strumenti.

Giorgia Fazzini

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Il gruppo Eirene fa «rivivere» Verga recitando all’aperto la novella «Nedda»
(La Sicilia)

18 settembre 2003

Dalla riduzione musico-teatrale della novella Nedda di Giovanni Verga il gruppo musicale Eirene ha realizzato nei giorni scorsi ad Aci Sant’Antonio, nello slargo antistante la villa comunale, su iniziativa del Comune, «Nedda a varannisa»,raccolta di brani, 10 in tutto, intessuti sulla base di svariati elementi storico-culturali raccontati, recitati, cantati e accompagnati da musiche che spaziano dalle sensazioni ambientali della new age al dinamismo ritmico del genere etnico.
I brani – che sono stai eseguiti dal gruppo Eirene, nato nel ’91 da un’idea di Lorenzo Cosentino – sono stati integrati dalla recita di un attore che veste i panni di un Verga neo-verista sospeso a metà fra i sensi del pubblico e gli slanci della sua fantasia, colto, come lo stesso racconta nella novella, nell’atto di creare situazioni e versi dalla consistenza carnale, uguale e opposto a un visionario che partorisce immagini sconnesse.Si tratta di una vera e propria mise en scène di uno squarcio di caldo e polveroso Ottocento siciliano, nel quale, fra le parole di Verga e le musiche degli Eirene, una giovane Nedda si lascia investire e vestire dalle musiche, e danza al ritmo dei djembè, offrendo il corpo a movimenti di respiro classico che spesso sfociano in balli da vera e propria tarantolata: la giovane ballerina è il terzo personaggio, insieme all’attore e al gruppo, a calcare le scene; per ultimo Janu, un ulteriore attore la cui mimica imprime forza a due opposte scene delle spettacolo, nelle quali si passa dalla gioia per un incosciente amore al dramma di un improvviso lutto.
La musica degli Eirene si assesta principalmente su sonorità etniche che si intrecciano con percorsi folk e rock: suoni della terra e dal mondo rivisitati in chiave classica e moderna, che spesso e volentieri attraversano un vertiginoso crescendo ritmico sfociando in quello che potrebbe definirsi un vero e proprio etno-fusion.
La formazione realizzatrice degli arrangiamenti di «Nedda a varannisa» si compone di sette elementi. Sono Lorenzo Cosentino (vox leader - autore dei brani, dei testi e delle musiche), Stefano Finocchiaro (chitarrista solista, back vocals - coautore delle musiche), Sebastiano Ambra (chitarra ritmica, back vocals). E poi ancora Salverico Cutuli (fisarmonica, pianoforte), Davide Urso (percussioni, effetti), Alessio Carastro (percussioni) e Gianlorenzo Di Mauro (basso).
A tutti è comunque andato l’applauso di un pubblico appassionato e gratificato che ha seguito con interesse l’opera.

Carmelo Di Mauro

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Il gruppo musico-teatrale degli Eirene rilegge Verga
(Affari Spettacoli)

30 ottobre 2003

Catania – Dal 20 al 26 ottobre, in occasione della XII edizione del Premio Letterario Giovanni Verga (che quest’anno, tra i molti vincitori, ha visto premiato anche il grande scrittore spagnolo da poco scomparso Manuel Vàsquez Montalbàn per la “vicinanza“ della sua letteratura con la nostra cultura siciliana e mediterranea) si sono svolte a Catania tutta una serie di spettacoli collaterali dedicati alle opere cinematografiche e teatrali ispirate agli scritti del grande maestro del verismo. Così un pubblico numeroso ha potuto assistere nell’arco di sette serate al cinema Tiffany a pellicole di straordinaria bellezza e valore storico come “La terra trema” di Luchino Visconti del 1948 o “La lupa” di Alberto Lattauda del 1952; o al teatro Sangiorgi a riduzioni teatrali dal grande spessore recitativo come “La cavalleria rusticana” messa in scena dal Gruppo Iarba.
Ma tra tutti questi spettacoli un posto di assoluto rilievo per la sua originalità ha ricoperto, la sera di venerdì al Teatro Verga, la rilettura musico-teatrale del gruppo Eirene della novella-manifesto del verismo “Nedda”.
Gli Eirene, gruppo musicale molto particolare che mescola con grande bravura nei suoi spettacoli sonorità varie che vanno dall’etnica, al folk, al rock, hanno messo in scena con Nedda a varannisa (letteralmente “Bastiana la viagrandese”) uno spettacolo straordinario per equilibrio artistico, tecnica esecutiva musicale e originalità narrativa. L’idea è quella di raccontare la sfortunata esistenza della protagonista della bellissima novella verghiana attraverso un “melting pot” artistico che racchiude in se allo stesso tempo musica, teatro, danza e letteratura.
Un gruppo di artisti numeroso e variegato specializzato in rappresentazioni di questo genere, composto da quindici elementi: Sebastiano Ambra (chitarra ritmica – voce), Alessio Carastro (percussioni – effetti sonori), Lorenzo Cosentino (voce – flauto), Salverico Cutuli (fisarmonica – marranzano), Gianlorenzo Di Mauro (basso elettrico), Stefano Finocchiaro (chitarra solista – voce), più gli attori Emiliano Arcidiacono, Salvina E. Cutuli, Marcello M. Montalto e i coristi Rossella Ambra, Franco Caradonna, Mariella Fichera, Sarah Russo, Sebastiano Russo ed Emanuele Sapienza. Tutti e quindici gli artisti, diretti con grande maestria dal regista teatrale Antonio Faicchia, si sono alternati con disinvoltura e bravura sul palcoscenico ininterrottamente per quasi due ore, dando vita ad uno spettacolo di straordinaria energia e dal grande impatto emotivo che ha riscosso un enorme successo tra il pubblico in sala.
Il merito più grande di questa Nedda a varannisa è stato però quello di fare riscoprire sotto una nuova luce un personaggio come Nedda ormai storicamente arcinoto ai più. Con questa loro rappresentazione gli Eirene hanno strappato via dalle pagine del Verga uno dei suoi personaggi maggiormente conosciuti rendendolo più vivido, magico ed attuale agli occhi dello spettatore; liberandolo così, oltretutto, dalla “prigionia” dell’esclusivo studio scolastico in cui è stato relegato per troppo tempo insieme a molti altri straordinari personaggi che animano da secoli la nostra letteratura.

Davide F. Brusà

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«Ma cu è Nedda?»
(Vivere)

25 febbraio 2004

Sei giovani talenti ricchi di entusiasmo e di aspettative, sei ragazzi che formano il gruppo musicale “Eirene”. Sono Lorenzo Cosentino, voce e leader del gruppo, Stefano Finocchiaro, chitarrista solista, Salverico Cutuli, fisarmonica e marranzano, Sebastiano Ambra, chitarra ritmica e seconda voce, Gianlorenzo Di Mauro, basso elettrico e cori, Alessio Carastro, percussioni ed effetti sonori; tutti figli dell’hinterland acese. Nati artisticamente nel 1991, vantano un curriculum di tutto rispetto che, fra l’altro, li ha visti nel 1999 terzi classificati alla rassegna nazionale “Canto per la pace” di Cuneo, patrocinata da Francesco Guccini. Nel 2002, a Silvi Marina vincono il concorso nazionale “Cant’Autori” organizzato dall’Arci nuova associazione e patrocinato dal Ministero per i beni culturali ed ambientali. Per “Sanremo rock” si aggiudicano lo scorso anno a Siracusa il primo postodelle selezioni regionali. Sempre nel 2003 partecipano al Teatro Verga di Catania alla settimana verghiana con lo spettacolo “Nedda a varannisa”. E da questo spettacolo prende nome il loro primo cd che uscirà nella seconda settimana di marzo. Dieci i brani contenuti, preceduti da Intro, affidato alla voce dell’attore Marcello Montalto che così recita: «Era una ragazza bruna, vestita miseramente, dall’attitudine timida e ruvida che danno la miseria e l’isolamento…». Con queste parole tratte dalla novella verghiana gli Eirene ci introducono nei suoni e nei ritmi della nostra terra, con sonorità etniche tra il folk ed il rock. Dove il passato ed il presente si intrecciano, ora in note melanconiche e struggenti, ora in ritmi incalzanti e crescenti nei brani raccolti nel cd, quali “Il fuoco”, “Nedda”, “Il viaggio”, “La ballata delle gazze”, “Il regalo di Janu”, “Primavera”, “Opera III (u cuttigghiu dô paisi)”, “Ma cu è?”, “Ninnananna”, “Nedda e la luna”.
«Nedda è un personaggio attuale, è la storia di una bella ragazza la cui esistenza avrebbe preso un’altra piega se non avesse avuto le difficoltà che le hanno segnato la vita, come ancora oggi accade – spiegano Lorenzo Cosentino e Sebastiano Ambra -. In lei, personaggio del passato, troviamo le contraddizioni del presente. Ci auguriamo che l’approccio a questo cd da parte di chi lo ascolta sia abbastanza sincero, nel senso di porre attenzione ad ogni particolare, ad ogni suono, perché anche nei dettagli c’è il cuore di Nedda».

Rita Caramma

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«Eirene» sforna il primo cd – musica etnica in chiave rock
(La Sicilia)

02 aprile 2004

E’ uscito il primo cd del gruppo musicale santantonese “Eirene”, autore e protagonista dello spettacolo di successo “Nedda a varannisa”, frutto di due anni di sperimentazioni fra teatri, università, piazze e chiostri. È una raccolta di brani che raccontano e indagano l’anima e il corpo della giovane “varannisa”, protagonista di un viaggio segnato da lutti, maldicenze e amori; tratti forti di un tempo che scorre incostante tra i paesi delle Aci e il ritmo dei djembè.La musica degli Eirene si assesta principalmente su sonorità etniche che si intrecciano con percorsi folk e rock: suoni della terra e dal mondo rivisitati in chiave classica e moderna, che spesso e volentieri attraversano un vertiginoso crescendo ritmico che trova soluzione in quello che potrebbe definirsi nient’altro che etno-fusion.
I ritmi incalzanti e i testi curati in maniera tale da sfruttare a pieno il significato e la musicalità del vernacolo siciliano rimandano agli sbarchi saraceni, alle vie assolate e polverose dell’entroterra siculo, ai cortili accesi dagli ultimi pettegolezzi di quartiere.

Carmelo Di Mauro

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EIRENE – Leggere il presente cantando il passato
(L'Isola che non c'era)
28 febbraio 2005

L’incontro tra gli Eirene, giovane band siciliana, e il regista napoletano Antonio Faicchia produce la messa in scena nella forma definitiva di musical, di “Nedda a varannisa”, lavoro del gruppo recentemente pubblicato, basato sulla novella ‘Nedda’ di Giovanni Verga. L’album, e dunque lo spettacolo, descrivono i sentimenti della protagonista, sentimenti “forti”, vissuti in modo appassionato ed intenso grazie anche alla capacità degli Eirene di interpretarli e metterli in musica, in linea con il “verismo” di cui Verga è riconosciuto ed autorevole esponente.

Il gruppo nasce, quasi per gioco, nel 1991, poi inizia ad impegnarsi maggiormente finché arrivano i primi risultati, a cominciare dal 1999, quando si classifica terzo alla rassegna “Canto per la pace”, svoltasi a Cuneo e patrocinata da Francesco Guccini. In quello stesso periodo si alternano, all’interno del gruppo, diversi musicisti, fino a giungere all’attuale formazione, protagonista del progetto musicale “Nedda a varannisa” e composta da: Lorenzo Cosentino (tra i fondatori originari), autore dei testi, delle musiche e voce; Stefano Finocchiaro, coautore delle musiche, chitarra solista e cori, Salverico Cutuli, fisarmonica, cori, “Seba” Ambra, chitarra ritmica e seconda voce, Alessio “Alex” Carastro, percussioni, effetti sonori e Gianlorenzo Di Mauro, basso e cori.

Com’è nata l’idea di mettere in musica la rielaborazione di una novella di Verga?

Penso come per qualunque artista, sia esso pittore, scultore, e dunque anche musicista, quando esprime ciò che il presente gli suggerisce ed ispira; così la società occidentale di oggi evoluta e, apparentemente, ricca ed agiata resa affascinante da una tecnologia incalzante, per certi versi, come se si guardasse il rovescio di una medaglia, assomiglia al mondo di Verga, bello e nostalgico per la natura incontaminata ricca di suoni antichi e ammalianti sapori, ma nello stesso tempo triste e deprimente a causa della implacabile distanza tra classi sociali che è sarà sempre la causa della emarginazione e della povertà a volte estrema di cui Nedda è vittima e, nello stesso tempo, imperituro esempio. Nedda non è nessuno per il suo tempo, ma è una eroina per il nostro tempo, perché nonostante i continui dolori inferti dal destino lotterà sempre, anche contro la morte che implacabile abbatte la sua falce contro i suoi affetti più cari; sola, avvilita, ma sempre pronta alla lotta per la vita.

Come si è sviluppata, ed in quale ordine, la scrittura della musica e quella dei testi?

La successione dei brani è lo stesso dei sentimenti che ho cercato di tirare fuori dalla storia di Nedda: il calore del Fuoco, la bellezza nostalgica di Nedda; la paura del Viaggio, la morte della mamma e La Ballata delle Gazze; l’amore nel Regalo di Janu, la passione che sboccia in Primavera, l’ipocrisia in Opera III (U Cuttigghiu do Paisi), il dolore della triste scoperta in Ma cu è?, il coraggio e la fede in Ninnananna, il conforto e la forza in Nedda e la Luna.

È stato già possibile proporre dal vivo questo lavoro così particolare?

Certamente, abbiamo avuto il piacere di essere stati scelti ed invitati alla “Settimana Verghiana - XII Premio Verga”, una rassegna di spettacoli dedicati a Giovanni Verga organizzati dal Comune di Catania. In questa occasione abbiamo presentato dal vivo il Musical “Nedda a varannisa” presso il Teatro Stabile di Catania lo scorso anno. Tra l’altro, vorrei precisare che il titolo “a varannisa”, nel gergo dialettale, sta per abitante di Viagrande, un comune che si trova alle pendici dell’Etna.

Il vostro è un approccio sicuramente “colto” nei confronti del dialetto; esiste una difficoltà nello staccarsi dagli stereotipi della musica dialettale siciliana ad uso, diciamo così, turistico?

Personalmente non sento proprio questa differenza, forse la può cogliere chi ascolta, ma noi no.

Come riuscite a far convivere il vostro approccio, che trovo molto solare, con una certa vena malinconica che emerge spesso in vari brani dell’album?

Perché si rappresenta la vita, che è fatta di gioia e dolore, sentimenti che sono contemporaneamente presenti in ogni situazione della vita stessa.

Vi sentite, in un cero modo, ambasciatori di un nuovo modo di fare musica nell’ambito della tradizione siciliana e come valutate l’attuale scena musicale siciliana?

Non so, sinceramente non ci siamo posti questo quesito. Sicuramente la scena è prolifica, ci sono ad esempio gruppi storici come i Kunsertu e i Lautari che per primi hanno dato una nuova chiave di lettura musicale al vernacolo siciliano, mentre attualmente ve ne sono altri che riescono a proporre alcuni loro brani anche al di fuori della regione, caratterizzandoli con una chiave di lettura più ampia, universale.

Quali sono i vostri progetti artistici più immediati?

Principalmente ci stiamo concentrando sul far emergere in maniera significativa il musical “Nedda a varannisa”. Altre cose, comunque, bollono sotto l’Etna…

Andrea Romeo

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