Cos'è che fa di un essere umano un musicista?
Non ne ho idea, anche perché, qualora mi si chiedesse se
sono un musicista la risposta sarebbe volutamente articolata oltremisura
per evitare un "no" o un "sì" poco
convinti. In realtà sono un fedele devoto di ogni forma
di spettacolo, o meglio, di qualsiasi cosa desti l'attenzione
della gente, la faccia fermare, rimbalzare fuori dal suo mondo
per poi riportarla, anche solo un attimo dopo, alla sua vita,
ma più ricca di prima. È una grossa pretesa, ma
senza alcunché di megalomane (almeno per ora: conoscendo
Lorenzo tutto è possibile
). Dunque la musica. Privilegiato
canale nella ricerca di cotali pretese: mi ci sono immesso in
una primavera dei primi anni '90, affacciandomi dal foro della
cassa armonica di una acustica che per mesi ha continuamente fatto
vibrare lontani ricordi dei R.E.M., degli Eagles, dei Beatles,
Europe, Aerosmith, Rolling Stones
se non addirittura echi
dei Led Zeppelin... Un calderone alimentato dalla voglia di conoscere.
Negli anni ho orientato le chiavi delle corde verso melodie tessute
su poesie dal sostrato nostrano: su tutto campeggia la grande
ammirazione per giganti del Novecento quali Fabrizio De Andre',
Rino Gaetano, Giorgio Gaber, ammirazione mista all'inesauribile
fascino che mi investe nella ricerca dei frutti della cultura
popolare (siciliana in particolare: dai canti di Rosa Ballistreri
a quelli del canzoniere di Pitrè al lavoro della 'laudata'
Taberna Mylaensis alle atmosfere dei Kunsertu ai colori dei Lautari
).
E poi: ricordate che in precedenza a questo punto si parlava di
una "quasi laurea in lettere" (rigorosamente di vecchio
ordinamento)? Beh, č arrivata nel caro vecchio luglio 2005, e
adesso, mentre continuo a fare da ritmo e 'uciāti' (e tutto
quello che posso) agli Eirene - sempre parte fisica della mia
vita - provo a mettere insieme il puzzle del quale mi sono
piovuti addosso i pezzi in quel "caro vecchio luglio".
Fermo restando che da grande voglio scrivere.