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Personaggi dello spettacolo sono, oltre che Nedda, lo stesso Giovanni Verga e Janu.
L’impegnativo ruolo di Verga, figura che appare affine a quella di un visionario restando comunque fedele all’impostazione del testo, è stato affidato all’attore Marcello M. Montalto, molto bravo nel rendere allo stesso tempo l’aria “sognante”, alimentata dal fuoco che si fa “porta” per la creazione, e gli aspetti più crudi e fisici della vicenda, senza mai scadere in una narrazione didascalica e mantenendo sempre un tono quasi paternalistico nei confronti di personaggi che comunque restano da lui distaccati. Marcello (che aveva già lavorato con il regista) ha trovato da subito le chiavi giuste sia per entrare nel personaggio (la sua professionalità è stata una vera grande fortuna per il gruppo), sia per far parte di una “compagnia” in cui si è rivelato spesso trascinatore.
Nedda, personaggio principale, è Elisa Cutuli, sorella del fisarmonicista: famiglia ricca quella di Salverico, considerando che il padre, al secolo Lucio Cutuli, si è rivelato sempre importante per tutto ciò che concerne la figura del Verga (in qualità di studioso ammirato). Elisa è un’ottima ballerina e non si è tirata indietro nel vestire i panni di un personaggio del quale doveva mostrare l’alterna sorte e gli stati d’animo legati a questa in un breve (tutto sommato) lasso di tempo: si è mostrata perciò straordinariamente abile nel seguire le indicazioni del regista riuscendo, oltre che nella danza (perfettamente), in una recitazione incisiva e mai insicura.
Janu è il meno presente sulla scena, ma legato ad uno dei momenti più “forti” della narrazione: il quadro della morte del personaggio è quello che forse più di tutti rimanda a motivi ancestrali, anche grazie ad un impianto musicale crudo e ben congegnato.
Mirko Lombardo è attento e preciso nel mostrare, con recitazione e danza, il lato deciso e speranzoso di una figura in cui l’aspetto duro esteriore contrasta con i tratti interiori morbidi che gli incontri con Nedda mostrano in tutto il loro colore.
Accanto a questi tre personaggi ruotano voci a tratti in armonia, a tratti stridenti e confusionarie, riconoscibili nel popolo, nella gente della fattoria del Pino e di Ravanusa: i musicisti e, a spezzoni, i coristi
(come anche la danzatrice, Giusi Lombardo) fanno così da spettatori e attori nello stesso momento, soffiano il vento e chiamano la luna, scandiscono il tempo e dettano le danze.
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